Serbari // storia

Era il 1979 quando un gruppo di amici, animato da vero spirito di solidarietà (all’epoca parola sconosciuta ai più) iniziava un lungo cammino che ci ha portato a rivestire un ruolo primario nel sociale.

I primi soci erano animati da tanta buona volontà ma da pochi mezzi; basti pensare che il primo mezzo di soccorso era riservato agli automobilisti in panne per mezzo di un’autovettura privato (un maggiolone)


Da qui è nata l’idea di prodigarsi ancor di più, infatti molte volte gl’improvvisati soccorritori si trovavano in presenza di incidenti stradali e c’era bisogno del trasporto in ospedale; vista la mancanza di un servizio adatto al bisogno.


Era nato il S.E.R. poi trasformatosi nell’attuale P. A. Serbari, la prima ambulanza affettuosamente chiamata “Carolina” era stata allestita dai nostri soci; era l’inizio: pochi mezzi, pochi soldi , ma tanta buona volontà

Nel corso degli anni molte sono state le attività che ci hanno visto coinvolti, prima fra tutte il terremoto in Irpinia nel 1980 dove i nostri volontari trovarono scene che mai avrebbero immaginato. In quel tempo la Protezione Civile non era quello che adesso; infatti molto fu improvvisato, non tutto poté funzionare al meglio. Nessuno avrebbe mai pensato a quello che avrebbe visto una volta giunti in Basilicata.

La P. A. Serbari si organizzò con un autocolonna che raggiunse il paese di Balvano, quasi completamente distrutto dal sisma. Fu un esperienza tragica e preziosa dal punto di vista umano che servì ad arricchire gli uomini che vi presero parte. Da quel momento l’impegno dei volontari che si sono succeduti nel corso degli anni, ha fatto sì che l’Associazione crescesse nel corso del tempo, ampliando il proprio parco mezzi grazie alla sensibilità dei cittadini e di enti privati.

Abbiamo puntato sempre a migliorare sia professionalmente che strutturalmente; i nostri soccorritori hanno frequentato corsi di Primo Soccorso seguiti da aggiornamenti periodici. Abbiamo speso le finanze racimolate grazie alla bontà dei cittadini, per l’acquisto di materiale elettromedicale e di primo soccorso per poter meglio intervenire. L’entusiasmo, la voglia di continuare, le uniche armi che abbiamo opposto all’indifferenza quasi totale delle istituzioni. Il problema della sede che ancor’oggi ci vede penare per ottenere qualcosa di stabile, che non sia il solito posto precario da dove prima o poi dovremmo andar via.

L’adesione all’ANPAS, un grande movimento che conta oltre 100.000 volontari, ci fa rendere conto di essere qualcosa di piccolo ma inserito in un contesto grande che ci vede parte importante per il progetto finale. Il cammino è stato lungo grazie a chi ci ha creduto, per chi si è perso strada facendo e per chi rimane ancora oggi socio ordinario; abbiamo molte nuove leve e grazie al lavoro di chi li ha preceduti ora possono continuare il grande progetto di solidarietà.

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